Secondo la psicologia, chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 ha sviluppato 9 capacità mentali oggi sempre più rare
Chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 non ha solo visto TV in bianco e nero e vinili, ha allenato il cervello in modo diverso. Oggi, tra notifiche e scorciatoie, certe abilità sembrano quasi sparite. E la psicologia le riconosce come un piccolo tesoro, anche se non sempre comodo!
Secondo la psicologia, chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 ha una tolleranza della frustrazione che oggi spiazza
Allora l’attesa era normale, quasi quotidiana. File, telefoni che non rispondevano subito, compiti senza “soluzione in 30 secondi”. Questa ripetizione ha costruito tolleranza della frustrazione, cioè restare nel fastidio senza scappare.
Nella vita di adesso si vede subito. Un progetto si blocca, un cliente cambia idea, una consegna salta e c’è chi regge, respira, riparte. Questa è la differenza che pesa, soprattutto quando tutti vogliono “subito”.
Secondo la psicologia, anni ’60-’70 e attenzione sostenuta: la mente che non salta di continuo
Leggere un romanzo lungo, ascoltare un disco dall’inizio alla fine, restare su un compito senza mille stimoli. In quel contesto, la capacità di attenzione sostenuta veniva allenata senza chiamarla così.
Oggi questa abilità si nota in cucina come in ufficio. Chi la possiede segue una ricetta lunga senza aprire dieci app, sente tempi e consistenze, porta a termine. Non è “moralismo”, è allenamento fatto per anni, quasi senza accorgersene.
Secondo la psicologia, chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 ha un locus of control interno più forte
Molti bambini imparavano presto che certe cose dipendevano da loro. Sistemare, arrangiarsi, studiare senza tutorial, arrivare in orario senza messaggi continui. Da qui nasce il locus of control interno, la sensazione che l’azione personale conti davvero.
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Non garantisce successo, chiaro. Però spinge a provare invece di bloccarsi, e cambia il modo in cui si affronta un imprevisto. È un motore silenzioso, ma molto concreto.
Secondo la psicologia, il confronto faccia a faccia degli anni ’60 e ’70 costruiva una pelle emotiva diversa
Quando c’era un litigio, era spesso dal vivo. Sguardi, pause, tono di voce, e anche l’imbarazzo, quello vero. Questa pratica ha rinforzato il conflitto faccia a faccia, che non è aggressività, è capacità di stare nella tensione.
In molte famiglie e gruppi di lavoro, oggi si litiga per messaggi e si fraintende in due righe. Dal vivo, invece, si negozia meglio e si impara a riparare. E sì, riparare relazioni è come riparare una moka, serve mano ferma.
Secondo la psicologia, anni ’60 e ’70 e gratificazione differita: l’abilità di aspettare senza impazzire
Risparmiare per un oggetto, aspettare una lettera, attendere un evento. Il cervello imparava che la ricompensa arriva, ma non immediata. Questa è la gratificazione differita, oggi rarissima perché tutto invita al clic e al premio veloce.
Nel lavoro moderno, dove i risultati sono spesso lenti, è oro. E anche in cucina: un impasto che riposa, una salsa che deve stringere, un arrosto che non si gira ogni venti secondi. Chi sa aspettare vince, anche se brontola un po’.
Secondo la psicologia, il pragmatismo risolutivo di chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 nasceva dal “proviamo”
Quando qualcosa si rompeva, spesso si apriva e si guardava dentro. Non sempre si poteva comprare subito un pezzo nuovo, quindi si sperimentava. Così cresceva il pragmatismo risolutivo, una fiducia nel fare, anche sbagliando.
Nel 2026 questa mentalità torna utile anche con cose moderne. Un’app non funziona, un elettrodomestico dà errore, una procedura è confusa e qualcuno si mette lì e ragiona, senza panico. È una competenza che dà calma, e la calma è una moneta fortissima.
Secondo la psicologia, chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 ha un’identità meno performativa e legami più duraturi
La vita sociale non era filtrata da algoritmi e vetrine continue. Questo aiutava una identità meno performativa, meno costruita per piacere, più legata a ciò che si fa davvero. Non perfetta, eh, ma spesso più stabile.
In parallelo, tanti rapporti duravano a lungo per necessità, vicinato, comunità. Qui entra la lealtà duratura, che oggi sembra “strana” in un mondo dove si cambia tutto facilmente. A volte pesa, a volte salva, dipende da come la usi.
Secondo la psicologia, la resilienza pratica degli anni ’60 e ’70 è la forza più sottovalutata
Un lavoro recente del Max-Planck Institut pubblicato nel 2026 ha descritto una resilienza pratica sopra la media in una parte ampia di chi è nato in quegli anni, con dati intorno al 78% nel campione osservato. L’idea è semplice, quasi ruvida: reggere la pressione e continuare a funzionare senza aspettare la motivazione perfetta.
Questa forza non è “romanticismo vintage”. È una risposta appresa in un mondo con meno comfort immediato, e quindi più allenamento all’incertezza. La domanda vera è un’altra: quanto conviene recuperarla, adesso, senza idealizzare tutto il resto?
A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista
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